Superbonus, tutto quello che non si può più fare

Superbonus, tutto quello che non si può più fare

Le frodi nei confronti del Fisco italiano hanno raggiunto la cifra record di 4 miliardi di euro. A primeggiare sono le truffe sui cantieri edili, numeri che hanno messo in allarme il governo Draghi tanto da aumentare le strette sugli incentivi a costruire e a riqualificare gli edifici già esistenti. Dal 27 gennaio scorso, le imprese possono cedere solo una volta il credito dei bonus edilizi. In pratica, non ci possono essere più le cessioni a catena del passato e questo ha messo in allarme le aziende che si vedono limitare inesorabilmente il raggio d’azione, specialmente per quanto riguarda il Superbonus 110%.Superbonus ucciso dalla troppa burocrazia

Le ulteriori restrizioni

Come riporta il Corriere della Sera, un altro duro colpo è stato assestato dal ministero del Lavoro che ha annunciato norma più stringenti per quanto riguarda la sicurezza sui cantieri. Le ditte che vorranno ricorrere al Superbonus 110% si dovranno attenere strettamente ai contratti collettivi stipulati con le organizzazioni sindacali. Questo significa che ci saranno controlli più pressanti per ciò che concerne le norme di sicurezza sul lavoro. Troppi sono stati gli incidenti negli ultimi tempi e numerose le irregolarità riscontrate nel corso delle verifiche effettuate dall’Ispettorato. Tutto ciò è abbastanza per far stringere ancora di più le maglie da parte del governo. L’altra faccia della medaglia, però, è il rischio di immobilismo da parte delle imprese. I controlli serrati potrebbero scoraggiare gli investimenti, così come la nuova regola dell’unica cessione del credito dei bonus edilizi. La misura adottata ha come scopo quello di ridurre le frodi e il riciclaggio di denaro sporco.https://506d6d511d991d0b8eb8a71ccec761f5.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html?n=0

L’eccezione della regola della cessione unica del credito

Come per tutte le norme, comunque, c’è un’eccezione. Si potranno cedere una volta ancora ad altri soggetti quei crediti che, alla data del 7 febbraio 2022, sono stati già oggetto di sconto in fattura o cessione del credito. Ciò sempre che prima del 7 febbraio sia stata inviata la comunicazione all’Agenzia delle entrate che ha reso noto il termine di dieci giorni in più per trasmettere la comunicazione di cessione per i crediti interessati dalla disciplina transitoria prevista dal decreto Sostegni-ter. Non più entro il 6 febbraio, dunque, ma fino al 16 di febbraio.Scattano i controlli della Gdf: detrazioni nel mirino del Fisco

Quando non c’è bisogno del visto di conformità per il Superbonus 110%

La legge di Bilancio, oltre alle restrizioni, ha previsto anche alcune semplificazioni. È il caso degli interventi di importo non superiore ai 10mila euro per quanto riguarda il Superbonus 110%. Per questi lavori non è più necessario il visto di conformità; un provvedimento che velocizzerà e faciliterà l’avvio di tante opere di riqualificazione.

Il decreto Sostegni-ter, entrato in vigore il 27 gennaio, ha fatto scattare l’allarme delle imprese sul Superbonus, ma anche quello dei tecnici del Senato e quello delle forze politiche che chiedono modifiche immediate alla normativa. Preoccupano gli effetti collaterali dati della stretta contro le frodi, con la possibilità di cedere il credito dei bonus edilizi un’unica volta. Una misura introdotta per evitare che di passaggio in passaggio si moltiplichino le probabilità di truffe e di riciclaggio.

Secondo il dossier del servizio di bilancio del Senato, potrebbe portare a un possibile blocco degli investimenti per mancanza di liquidità e dunque a un danno per le casse dello Stato perché verrebbero a mancare delle entrate già contabilizzate nel bilancio. La regola «potrebbe costituire una misura efficace per il contrasto alle frodi nel settore», ma «risulta suscettibile di ridurre in modo significativo le concrete possibilità di accesso al finanziamento degli interventi agevolati, attraverso lo strumento delle cessioni del credito, e questo potrebbe dar luogo a ricadute in ordine all’entità degli investimenti futuri nel settore». Il rischio ora è che vi siano maggiori oneri per le casse pubbliche, visto che gli effetti finanziari associati alle detrazioni fiscali sono stati sempre contabilizzati nei saldi di bilancio, che ora potrebbe subire una variazione negativa.

Tutti i partiti chiedono modifiche. «Aumentare la soglia di controllo contro le truffe prosegue è doveroso, tuttavia rendere più farraginoso e burocratico il sistema è un chiaro disincentivo per i tanti che non vogliono restare impantanati in una giungla di carte bollate e verifiche. Non a caso si sta registrando un calo dell’utilizzo degli incentivi per le ristrutturazioni edilizia», dice Mauro D’Attis, Forza Italia. Il M5s vuole «emendamenti per venire incontro alle istanze delle imprese, puntando in primis a recuperare la cedibilità multipla dei crediti d’imposta almeno tra operatori finanziari, quelli soggetti a puntuali controlli». E il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, annuncia una nuova stretta. Il governo sta pensando ad un nuovo intervento per assicurare la sicurezza dei cantieri: le imprese che vorranno sfruttare gli incentivi dei bonus edilizi, a partire proprio dal 110%, dovranno necessariamente applicare i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali, rispettando a pieno tutte le norme in materia di sicurezza sul lavoro.

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